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Sant'Antonio Abate

Nella patria dell’inimitabile prosciutto di San Daniele non poteva certo mancare una chiesa dedicata al santo patrono dei macellai e dei salumieri: Sant’Antonio Abate. Invocato anche come protettore dei contadini, degli allevatori, degli animali domestici e contro il fuoco di Sant’Antonio, il santo è solitamente rappresentato con accanto un maiale. Tradizionalmente, il 17 gennaio gli animali venivano benedetti e posti sotto la protezione del santo. L’Ordine degli Antoniani aveva il permesso di allevare all’interno dei centri abitati i suini, i quali, forniti di un campanello appeso al collo, erano lasciati in libertà e nutriti a spese della comunità. Ciò era concesso in virtù del fatto che il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant’Antonio. Questo particolare tipo di allevamento ha lasciato tracce nel lessico e nei modi di dire locali. Infatti, nella lingua friulana apostrofare qualcuno dandogli del purcit di Sant’Antoni (maiale di Sant’Antonio) significa indicare qualcuno che va sempre in giro bighellonando.

La Chiesa di Sant’Antonio Abate si trova nel centro cittadino in Via Garibaldi. Era la chiesa dell’Ospedale di Sant’Antonio, un tempo ubicato nell’edificio di fronte, oggi ex sede municipale. Consacrata una prima volta nel 1308, fu danneggiata dal terremoto del 1348. A partire dal 1441 fu ricostruita, allungando e riadattando l’edificio preesistente, ad opera della Fraterna dell’Ospedale di S. Antonio, che si occupava dei poveri, degli orfani, dei bambini abbandonati e dei pellegrini. In seguito fu consacrata una seconda volta nel 1470, come attesta l’epigrafe posta al di sopra del portale.
La facciata, di gusto gotico veneziano, è in pietra d’Istria e ricorda quella della chiesa di S. Maria della Fratta, ma è priva della bifora campanaria, che esisteva fino al 1820. Il portale strombato è posto tra due finestre ogivali e contiene una lunetta scolpita con le figure di San Antonio Abate, San Giovanni Battista e San Antonio da Padova. Al di sopra vi è il consueto busto dell’Eterno Padre, mentre il rosone è decorato con colonnine e da un clipeo con al centro la Madonna con il Bambino. Attualmente la chiesa non è più adibita al culto.
All’interno è possibile ammirare uno splendido ciclo di affreschi, eseguito a più riprese tra il 1497 ed il 1522, anno della conclusione dei lavori, ed opera di Martino da Udine, meglio conosciuto come Pellegrino da S. Daniele.

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